Sono solo scelte
Quello che ho imparato da neomamma controcorrente
Oggi voglio raccontarti un pezzetto della mia storia di neo-mamma.
Appena sono diventata mamma, nonostante avessi vicino altre persone che erano diventate mamme prima di me, mi sono sentita smarrita.
Certo, loro potevano darmi consigli, raccontarmi la loro esperienza e suggerirmi cosa fare.
Pannolini.
Dove comprare meglio il necessario per lui.
Dove cercare le informazioni utili per l'allattamento.
Cosa fare per le coliche, per il sonno, per non viziarlo troppo…
Quello che non sapevo allora, nelle primissime settimane di vita di Gioele, era che quelle erano solo le loro esperienze personali. Non avrei dovuto farmi influenzare nelle scelte, ma prenderle come informazioni: senz'altro utili, ma pur sempre informazioni.
Invece, all'inizio, per me erano oro colato.
Ciò che invece mi ha aiutata davvero è stato il gruppo delle mamme del corso preparto. Lì eravamo tutte nella stessa situazione, nello stesso momento, con gli stessi dubbi e le stesse difficoltà. C'era qualche mamma bis con più esperienza, che cercava di aiutare come poteva, soprattutto sulle informazioni pratiche. Quello spazio è stato fin dall'inizio uno spazio sicuro in cui poter dire tutto. Lo è stato per il tempo necessario a farci sentire meno sole.
Quel gruppo mi ha tenuta a galla nelle prime settimane, forse qualche mese. Poi le nostre strade hanno iniziato a dividersi: ognuna prendeva le sue decisioni, e io, con le mie scelte controcorrente, mi ritrovavo spesso a non sapere più con chi parlarne.

Perché, appena mi sono ripresa emotivamente e fisicamente, ho iniziato a cercare informazioni in maniera più autonoma, mi sono resa conto che molte delle soluzioni proposte dall'esterno non mi rispecchiavano. Non le sentivo mie.
Con molta paura, ho iniziato a fare scelte controcorrente.
Prima di tutto il babywearing, per sentirlo il più vicino possibile. E tutti a dire: "Ma così lo vizierai, non si staccherà mai da te."
Poi i pannolini lavabili: "Ma stai scherzando? Ti metti a usare quei cosi? Non siamo mica ai tempi delle nostre nonne."
Poi è arrivato lo svezzamento: "Ma come, non fai le pappe? Non dai gli omogeneizzati? Ma scherzi, i pezzi di pasta così?"
Poi il lettino in camera, prima tolto e poi rimesso per favorire il sonno di tutta la famiglia.
E ancora l'allattamento: "A 2 anni lo allatti ancora? Guarda che ormai è solo acqua."
Poi la scelta del nido. "Visiti 6 nidi diversi? Non ti sai accontentare."
E togliere il pannolino a 2 anni: "Veramente troppo presto, il bambino non è pronto."
E così via… Potrei continuare ancora a lungo.
Non sto dicendo che le mie scelte siano state più giuste di quelle delle persone che mi circondavano, o delle mamme del corso preparto.
Sono semplicemente SCELTE. Personali, emotive, d'istinto, di pelle e di cuore, ponderate, informate. Ma pur sempre scelte.
Ogni mamma, ogni donna, può e deve scegliere in funzione di ciò che ritiene più giusto per sé e per il suo bambino. Non esiste una verità assoluta, ma solo e semplicemente ciò che va bene per te.
Guardandomi indietro, quello che mi è mancato in quel momento è stato proprio un luogo sicuro in cui aprirmi, confidarmi, non sentirmi giudicata. E anche trovare le informazioni che mi servivano, senza fare ricerche infinite su mille siti e blog diversi.
In ognuno di quei bivi in cui ho (abbiamo) dovuto fare delle scelte, mi sono sentita spesso sbagliata.
Sono io quella strana? Dovrei semplicemente omologarmi a quello che fanno tutti?
Alla fine ho sempre ascoltato il mio istinto. Ma questo non toglie che mi sia sentita spesso sola, perché creare intorno a te un villaggio che ti sostenga, che non giudichi, che semplicemente ci sia, non è facile.
Oggi, quando ascolto le mamme che incontro, ritrovo le stesse voci di allora. Quelle di fuori e quelle di dentro.
"Io adoro tenerlo addosso, ma dopo un po' sento che mi manca l'aria. Ho bisogno anche di un tempo per me."
"Ho la casa sottosopra e non riesco a starci dietro. Vorrei un aiuto, ma ho paura a chiederlo. D'altronde dovrei farcela da sola, no?"
"Ormai è arrivato il momento di tornare al lavoro, ma io sento che non è la cosa giusta. Vorrei avere ancora del tempo. Eppure tutto il mondo mi dice che mi farà bene."

E ogni volta penso a quanto avrei voluto, allora, una stanza piena di donne pronte a dire: anche io.
Se stai leggendo con il tuo bambino addosso, o con il telefono in una mano e lui nell'altra, magari dopo l'ennesimo "ma sei sicura?" sentito a pranzo la domenica, voglio che tu sappia una cosa: non sei sbagliata. Non sei strana. Sei una mamma che sta cercando la sua strada, e quella strada esiste perché la stai tracciando tu.
Non serve che tutti ti capiscano. Bastano poche persone che, quando dici "io faccio così", ti rispondono "raccontami".
Cercale. Ci sono altre mamme, proprio adesso, sedute nel tuo stesso dubbio. Aspettano solo qualcuno che dica per prima: anche io.
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