Un pezzo di plastica alla volta
- Francesca Etzi

- 11 minuti fa
- Tempo di lettura: 4 min
Quello che il mare mi ha insegnato sulla fatica di essere genitori
Amo il mare, amo i tramonti e le albe, e quest'estate mi sono goduta questi momenti e ho proprio realizzato quanto mi faccia bene stare nella natura. Un bagno quando la spiaggia era ancora semivuota, rimanere fino a tardi quando il sole tramonta, osservare l'eclissi sul mare con i colori di un tramonto di fuoco e guardare le stelle, riconoscere le costellazioni, aspettare una stella cadente. Quanto poco ci basta per essere felici?
Questi sono stati i momenti in cui sono stata veramente bene con me stessa e in cui mi sono veramente goduta la presenza di mio figlio, affascinato come me da queste piccole meraviglie.

Il resto invece era solo confusione.
Da qui la prima riflessione che mi sorge spontanea è che veramente ci affatichiamo cercando l'esperienza perfetta. La vacanza perfetta dopo un anno di lavoro. L'estate in cui dobbiamo recuperare tutto il tempo perso. Ma il tempo perso non si può recuperare. Lo si può solo vivere nel qui e ora, e questo a me per la prima volta è stato molto chiaro.
In questa mia riflessione però mi scontro con le fatiche che le famiglie (genitori e bambini) vivono durante l'estate. Ho visto scene che mi hanno fatto venire quello che la mia mentore Carlotta Cerri chiama il mal di cuore.
Bambini minacciati di essere lasciati soli se non si preparavano in fretta per andare via dalla spiaggia e poi effettivamente lasciati soli a piangere per qualche minuto, facendo vivere una prima sensazione di abbandono.
Figli rimproverati in malo modo per aver fatto cadere il tappo della borraccia.
Bambini che venivano strattonati perché si lamentavano di non riuscire a mettersi la maglietta e tenuti forte per le braccia mentre gli si urlava contro che erano solo scuse.
O ancora bambini che volevano mostrare il loro nuovo traguardo, il tuffo dallo scoglio in cui l'anno prima non riuscivano a salire, e i genitori con la testa bassa sullo smartphone.
Ho visto la fatica di quelle famiglie, l'ho percepita sotto la pelle, perché è la fatica di tutti. A diversi livelli, con diverse reazioni e modi di reagire, tutti noi genitori siamo passati per una di queste fatiche. Io per prima ci sono passata più volte e ancora oggi, mi faccio prendere dalla versione di me che reagisce invece di agire.
La differenza rispetto al passato? Mi perdono e prendo quel momento di fatica per quello che è: un momento. Dopo che mi sono perdonata e ho fatto un bel respiro, allora rimedio anche con mio figlio. E la prossima volta cerco di fare meglio di così.
Mentirei se ti dicessi che è sempre facile, anzi non lo è per nulla.
Spesso ci si sente soli, senza strumenti e in un vortice da cui non si trova la direzione per uscire.
Quest'anno, come non mai, durante le mareggiate, nella piccola caletta dove siamo soliti andare, è arrivata una marea di plastica. Mai vista così tanta plastica in acqua, per tantissimi giorni di seguito.
Ogni giorno, finivo le serate raccogliendo i rifiuti che vedevo sulla sabbia: sempre nuovi mozziconi di sigaretta, sacchetti di plastica, fazzoletti abbandonati. Ma raccogliere la plastica dal mare era praticamente impossibile. I pezzi erano a volte talmente piccoli che sfuggivano tra le dita.
Ciononostante, ho iniziato a mettermi in riva e raccogliere ciò che riuscivo a vedere. I miei genitori, vedendomi impegnata in quell'impresa impossibile, continuavano a dirmi: non serve a niente, per una che togli ne arrivano altre. Eppure, io continuavo.

Ecco qual è il parallelismo con l'essere genitori. Ci saranno sempre nuove fatiche, piccole e grandi, non possiamo evitarle. Ma quello che cambia è come noi reagiamo.
Scegliamo la passività in attesa che qualcosa fuori di noi cambi?
Oppure, scegliamo di fare quello che è in nostro potere per invertire la rotta? Pur sapendo che è un gesto che magari non cambierà le sorti del mare, decidiamo di togliere quel pezzo di plastica: sarà pur sempre un pezzo di plastica in meno nel mare.
Certo, a volte mi assaliva un senso di sopraffazione e di inutilità del mio gesto. Sola in mezzo ad un mare di plastica, che differenza poteva fare la mia azione? Ma magari il mio gesto ha portato qualcuno a togliere a sua volta un pezzetto, oppure a raccogliere un mozzicone di sigaretta, e questo è già abbastanza.
La stessa cosa può succedere nella genitorialità.
Sentirsi meno soli, essere capiti, potersi confrontare e parlare ognuno delle proprie fatiche a volte è ciò che rende la genitorialità un po' più facile.
Se anche tu questa estate hai sentito la fatica, ti sei sentito vacillare sotto il senso di colpa, hai gestito quella crisi in un modo che non ti appartiene, perdonati e osserva tutte le volte che invece hai seguito il tuo istinto positivo. Quando hai ascoltato, sorriso, hai aspettato e rispettato i suoi tempi, hai fatto quel castello di sabbia con lui o lei, sei stato presente con la mente e con il corpo, hai soddisfatto un suo bisogno.
Tendiamo a vedere tutto ciò che va male, che non funziona o che non è andato come avremmo voluto, ma la realtà è che ogni piccolo gesto conta, anche il più piccolo pezzo di plastica rubato al mare.
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