Il contatto è relazione
Spoiler: anche quando crescono!
Quante volte ti sei chiesta: “ma quando crescerà, come potrò mantenere la connessione con lui/lei?”.
Per me è una domanda chiodo fisso ultimamente. Vedo Gioele crescere e diventare un piccolo ometto e cerco di godermi ogni attimo con lui, perché piano piano tutto si trasformerà. Non necessariamente in peggio, ma con la sua crescita una parte delle nostre routine dovrà necessariamente cambiare.
Non è solo una sensazione da mamma. Chi studia il contatto lo descrive proprio così. Con il nido e la scuola il tocco si allarga a maestre e compagni. Poi, man mano che i bambini diventano indipendenti, la cerchia si restringe, e il contatto arriva da meno persone e in meno momenti della giornata.
Quindi invece di pormi la domanda: “come farò tra x anni?”, l’ho modificata in “cosa posso fare ora per creare un’abitudine che poi possa diventare il nostro strumento di relazione anche in futuro?”.
Il contatto per me continua a essere una delle risposte principali, non l’unica ma una delle principali. Nella lista rientrano anche fiducia, ascolto e presenza.
Ma parlando del contatto, credo che sia uno strumento potente e che spesso sottovalutiamo. Alzi la mano chi trova conforto in un abbraccio quando è triste! Oppure chi non desidera abbracciare qualcuno per dimostrare la sua felicità per un traguardo raggiunto?
Il contatto guida le nostre vite fin da piccoli e poi piano piano sembra quasi diventare un tabù. Eppure torniamo lì ogni volta che ne abbiamo bisogno: quando cerchiamo conforto, quando vogliamo festeggiare, quando vogliamo riconnetterci con noi stessi.
Ma ti starai chiedendo… e quindi?

C’è un modo per fare del contatto la tua routine con i bambini già ora, e poi trasformarla man mano che crescono ed esplorano l’indipendenza. Quando sono piccoli il contatto può essere un contatto di servizio, come lo chiamo io: bagnetti, cambio pannolino, allattamento (al seno o in formula). Oppure può essere un contatto di presenza, quando scegli di esserci, in quel momento specifico, senza altro fine se non stare.
Anche il contatto di servizio, in realtà, non è mai solo pratico. Le neuroscienze ci dicono che persino la mano che sorregge un bambino mentre impara a stare seduto gli trasmette un messaggio: il tocco di mamma e papà significa sicurezza. E gli studi suggeriscono che, più della quantità, conti la qualità. Fa la differenza un contatto che risponde a un bisogno, che arriva quando il bambino lo cerca e lascia spazio quando si allontana.
Il massaggio infantile è uno di questi momenti di presenza.
Scegli di esserci per lui/lei.
Il massaggio infantile, per quanto noi lo insegniamo ai genitori solo fino ai 12 mesi, in realtà si adatta alla crescita. Non più i movimenti conosciuti e prevedibili, ma qualcosa di diverso, dove possono entrare il gioco, i racconti, le filastrocche, le chiacchiere e le confidenze. Non è un caso che tocco e parole stiano così bene insieme. Il contatto accompagnato dalla voce aiuta i più piccoli a riconoscere le parole. Uno studio su mamme e bambini di 5 anni ha osservato che più contatto durante il gioco si associa a connessioni più forti nelle aree del cervello dedicate alle relazioni. Quanto più si è sperimentato questo modello nella prima infanzia, tanto più diventerà un modo per trovare connessione con la crescita.
E quando il cambio pannolino non c’è più, quando la mattina si corre a scuola e la sera si è tutti stanchi? È proprio lì che il contatto ha bisogno di trovare una forma nuova.

Una di queste forme ha un nome: MISP, il Programma di Massaggio nelle Scuole. È nato nel 2000 da un’idea di Mia Elmsäter e Sylvie Hétu, con una visione semplice: che ogni bambino possa vivere ogni giorno l’esperienza di un contatto sano e nutriente. Oggi è presente in più di 40 paesi.
Il MISP è pensato per bambini dai 4 ai 12 anni. È una sequenza di 15 movimenti su schiena, spalle, braccia e testa. Si fa sopra i vestiti, dura una decina di minuti e comincia sempre allo stesso modo: chiedendo il permesso.
Quel “posso?” è la parte che amo di più. Già nel massaggio infantile è un elemento determinante e i neonati hanno un modo tutto loro di farsi capire. Ma quando i nostri figli crescono e scoprono di essere persone separate da noi, il contatto smette di essere qualcosa che facciamo a loro e diventa qualcosa che facciamo con loro. Imparano che il loro corpo è loro, che possono dire sì e possono dire no, e che entrambe le risposte vanno bene. Anche la ricerca va in questa direzione: aiutare i bambini a cercare il contatto quando lo desiderano e a rifiutarlo quando non lo vogliono sembra fare bene al loro sviluppo.
E nel MISP non si riceve soltanto: si dà. Il tocco gentile è piacevole anche per chi lo offre. Quando consoliamo qualcuno che amiamo con il contatto, respiro e battito tendono a sintonizzarsi. A casa questo può voler dire che un giorno sarà tuo figlio a cercare il contatto con te, magari per consolarti in una giornata difficile.
Il MISP nasce per la scuola, con i bambini che si massaggiano tra loro, ma può vivere ovunque: nei centri estivi, nelle palestre e soprattutto a casa. Il massaggio diventa un racconto sulla schiena, il meteo disegnato con le dita, una filastrocca. Diventa il momento in cui, senza guardarsi negli occhi, viene più facile raccontare com’è andata davvero la giornata. Gli studi sul massaggio tra bambini sono ancora pochi, ma vanno nella stessa direzione: bambini più calmi, più concentrati, più sicuri nelle relazioni con i compagni.
C’è un’ultima cosa che mi ha colpito. Le aree del cervello che rispondono alla carezza nei bambini in età scolare sono le stesse degli adulti, e la loro risposta si fa più intensa crescendo. E il piacere di una carezza lenta non diminuisce con gli anni: continua ad aumentare, fino a novant’anni.
Il bisogno di contatto non è una fase dell’infanzia. Siamo noi, a volte, a smettere di dargli spazio.
Ecco perché, per me, il massaggio infantile e il MISP sono due capitoli della stessa storia. Il primo è un modo per esserci quando sono piccoli. Il secondo è un modo per continuare a esserci mentre crescono.
Per approfondire
Cascio C.J., Moore D., McGlone F. (2019). Social touch and human development. Developmental Cognitive Neuroscience, 35, 5–11.
Il programma MISP: misa-italia.it/misp
Ricerche e testi consigliati: misa-italia.it/ricerche-e-testi-consigliati
.png)



Commenti