top of page

La scienza della mente: siamo davvero "fatti così"?

Quante volte hai sentito dire — o forse l'hai pensato tu stessa — "è fatto così", "ce l'ha nel sangue", "è una questione di carattere"? Come se ogni bambino venisse al mondo già scritto, già definito, e il nostro compito di genitori fosse semplicemente quello di non rovinare ciò che la natura ha già deciso.

La neuroscienza degli ultimi decenni racconta una storia molto diversa.

Il DNA non è un destino

Durante la formazione BabyBrains di Il parto positivo, ho avuto il piacere di leggere, come lettura propedeutica, il libro A mente accesa, in cui la pedagogista e neuroscienziata Daniela Lucangeli introduce due concetti che, una volta capiti, cambiano il modo in cui guardiamo i bambini — e noi stesse come genitori.

Devo ammettere che questi due concetti mi hanno cambiato davvero il modo di guardare mio figlio.

Il primo è l'epigenetica. Il DNA è come l'hardware di un computer: contiene le istruzioni di base, il punto di partenza. Ma ciò che davvero determina come quelle istruzioni vengono eseguite è il software — l'epigenoma. E il software lo scrive l'ambiente: le esperienze, le relazioni, le emozioni vissute, la qualità delle cure ricevute. I geni si accendono o si spengono in risposta a ciò che succede intorno a noi. Il determinismo genetico — l'idea che "nasciamo già decisi" — è una semplificazione che la biologia stessa ha superato.

Il secondo concetto è quello di connettoma: la rete infinita di connessioni neurali che forma il nostro cervello. Lucangeli usa l'immagine di una foresta: ogni neurone è un albero, ogni sinapsi un ramo che si estende verso un altro. Questa foresta non è statica. Grazie alla plasticità neuronale, il cervello si modifica fisicamente in risposta alle esperienze — soprattutto nelle cosiddette finestre temporali, periodi di massima sensibilità in cui certi apprendimenti avvengono con una facilità e una profondità irripetibili.

L'intelligenza, in questa prospettiva, non è un numero (il famoso QI), non è una casella da spuntare o un valore fisso con cui nasciamo. È un flusso dinamico, un modo tutto personale di interpretare e abitare il mondo.


L'ambiente che forma il cervello

Se il cervello si plasma attraverso l'esperienza, allora l'ambiente in cui cresce un bambino non è uno sfondo neutro. È un ingrediente attivo dello sviluppo.

Questo ha riportato a me un pensiero su una delle mie prime letture sulla genitorialità di Maria Montessori, quando ho scoperto di aspettare Gioele, in cui si descriveva l’importanza dell’ambiente per il bambino nei primi anni di vita. Che donna straordinaria, se pensiamo che parlasse di questi aspetti già un secolo fa!

E qui la parola "ambiente" va intesa in senso ampio: non solo lo spazio fisico — la casa, la stanza, gli oggetti a disposizione — ma soprattutto le relazioni. La qualità della presenza delle persone che si prendono cura del bambino. La voce che risponde al pianto. Il corpo che accoglie. Lo sguardo che riconosce.

Le neuroscienze ci dicono che i neuroni specchio si attivano nell'interazione, che il sistema nervoso del bambino si co-regola attraverso quello del caregiver, che la sicurezza emotiva non è un lusso ma una condizione necessaria affinché il cervello possa davvero esplorare, apprendere, crescere.


Foto di Picsea su Unsplash
Foto di Picsea su Unsplash

I primi 1000 giorni: la finestra che non si ripete

Tra tutte le finestre temporali, ce n'è una che merita un'attenzione particolare: i primi 1000 giorni di vita, dalla concezione ai due anni di età.

In questo periodo il cervello cresce a una velocità mai più raggiunta. Si formano miliardi di connessioni neurali. Si strutturano i sistemi che regoleranno le emozioni, lo stress, la capacità di relazione per tutta la vita. Non è un'esagerazione dire che in questi mesi si gettano le fondamenta dell'architettura mentale di una persona. Io quei mille giorni lì ho vissuti in parte senza saperlo — cercando di capire, di ascoltare, di rispondere. Solo dopo ho trovato le parole per quello che stavo facendo.

Questo non significa che ciò che viene dopo non conti — la plasticità neuronale accompagna l'essere umano per tutta la vita. Ma significa che le esperienze dei primi 1000 giorni lasciano un'impronta particolarmente profonda, e che investire in questo tempo — con presenza, cura, contatto — è uno degli atti più significativi che possiamo compiere come genitori.


Allora, cosa possiamo fare?

Leggere queste cose ha determinato in me una riflessione pressante: il senso di “responsabilità” e allo stesso tempo la paura di sbagliare in una fase altamente sensibile di sviluppo e crescita dei nostri figli.

Quando è nato mio figlio, io semplicemente ignoravo tutto questo. Nonostante non sapessi esattamente come funzionasse il cervello di quella minuscola creatura che avevo tra le braccia, il mio istinto mi diceva di rispondere, attivamente e con presenza, alle sue richieste, di stimolarlo, ma in modo che fosse lui stesso a scegliere, di agevolarlo nelle esperienze di scoperta del mondo.

E di errori ne ho fatti, certamente. Ci sono momenti che ripenso con un sorriso un po' storto — istanti in cui avrei potuto fermarmi, rispondere diversamente, essere più presente. Ma sbagliare fa parte del percorso.

Queste sensazioni potrebbero schiacciarci o creare dentro di noi la ricerca della perfezione, in ogni attimo della relazione con nostro figlio o figlia. Nei momenti di difficoltà, può far nascere un senso di colpa che potrebbe renderci inefficaci. Ma la verità è che non si tratta di essere genitori perfetti. Si tratta di sapere che ogni momento di connessione conta; che il contatto fisico non è un capriccio ma un nutrimento neurologico; che rispondere ai bisogni di un bambino piccolo non lo "vizia", ma contribuisce letteralmente a costruire il suo cervello.

La scienza non ci dà una ricetta. Ma ci offre qualcosa di più prezioso: la consapevolezza che siamo importanti. Che l'ambiente che creiamo — fatto di spazi, relazioni, gesti quotidiani — partecipa attivamente allo sviluppo di chi abbiamo accanto.

Il cervello non è scritto. Si scrive, ogni giorno, insieme.

 
 
 

Commenti


bottom of page