Come il babywearing sostiene lo sviluppo motorio e posturale del neonato
- Francesca Etzi

- 11 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
Portare non è solo “comodità”
Se stai portando il tuo bebè, o stai pensando di iniziare, probabilmente non lo fai per una teoria. Lo fai perché funziona: perché il tuo bebè si calma, perché riesci a muoverti, perché stare vicini vi fa stare meglio.
È stato così anche per me. All’inizio non stavo cercando benefici sullo sviluppo motorio o posturale: stavo cercando un modo per rispondere a un bisogno molto concreto di contatto. Solo col tempo – studiando, osservando, vivendo il portare ogni giorno – ho capito che quello che sembrava “solo” una soluzione pratica era in realtà un’esperienza profondamente strutturante per il corpo e il sistema nervoso del mio bebè.
In questo articolo voglio accompagnarti proprio lì: nel punto in cui l’esperienza quotidiana incontra la fisiologia, senza perdere né il calore né la precisione.

Lo sviluppo motorio del neonato: continuità, non stimolazione
Nei primi mesi di vita, lo sviluppo motorio del bebè non può essere separato dal contesto relazionale in cui avviene. Il bebè nasce con un sistema sensoriale funzionante, ma con uno sviluppo motorio e neurologico ancora immaturo. È per questo che si parla di esogestazione: il corpo è fuori, ma ha ancora bisogno delle stesse condizioni di prima.
Contatto, contenimento, movimento ritmico e presenza non sono “extra”, ma fattori regolatori dello sviluppo.
Il babywearing risponde a questo bisogno di continuità in modo estremamente coerente: il corpo del portatore diventa l’ambiente in cui il sistema nervoso del bebè può organizzarsi gradualmente. Ed è qui che sviluppo motorio e relazione smettono di essere due cose separate.
Cosa succede al corpo del bebè quando viene portato
Alla nascita, la colonna vertebrale del bebè presenta una curva unica a C. Le curve cervicale e lombare, tipiche dell’adulto, si formeranno solo con il tempo, attraverso il movimento attivo e l’esperienza. Anche il bacino e le anche hanno una posizione fisiologica flessa e abdotte.
Il babywearing ergonomico rispetta questa configurazione: non chiede al corpo del bebè di adattarsi al supporto, ma fa il contrario. Questo è il motivo per cui la scelta del supporto è così importante nelle prime fasi di vita.
Dal punto di vista evolutivo, l’essere umano è un cucciolo portato: il sistema sensoriale è pronto, ma quello motorio no. Il bebè non può seguire il genitore, ha bisogno di essere trasportato. Il portare risponde a questa necessità biologica, non a una preferenza culturale recente.
Micro-movimenti e stimolazione neurosensoriale
Quando porti il tuo bebè, ogni tuo movimento genera una serie di micro-aggiustamenti posturali nel suo corpo. Questi micro-movimenti stimolano in modo continuo il sistema propriocettivo e vestibolare, responsabile dell’equilibrio, della percezione del corpo nello spazio e della coordinazione.
Il sistema vestibolare, in particolare, è fortemente coinvolto nello sviluppo del tono posturale e nell’organizzazione del movimento. Il dondolio, il cambio di ritmo, il passo non sono semplici “movimenti calmanti”, ma informazioni sensoriali complesse che il cervello del bebè utilizza per maturare.
Il fatto che il babywearing abbia spesso un effetto calmante non è casuale: tutti i sistemi sensoriali ricevono messaggi coerenti e integrati.
Attivazione del tono posturale senza forzature
Lo sviluppo muscolare del bebè avviene per gradi e attraverso l’attività spontanea. Il babywearing sostiene questo processo senza anticiparlo.
Nelle prime settimane, quando il controllo del capo è assente e la colonna è a C, supporti come la fascia elastica permettono un contenimento che segue la postura fisiologica. Con il miglioramento del controllo del capo (intorno alle 6–8 settimane) e con l’aumento del tono, il supporto può adattarsi alla nuova competenza. Tra i 4 e i 6 mesi, con un maggiore controllo del tronco, diventano possibili anche posizioni diverse, come il portare sul fianco. Solo più avanti, con la maturazione della colonna verso la forma a S, il corpo è pronto per la deambulazione autonoma.
Il babywearing accompagna queste fasi senza sostituirle. Qui sta una differenza fondamentale. Un supporto ergonomico permette al bebè di partecipare attivamente: il corpo è sostenuto, ma libero di adattarsi, muoversi, rispondere agli stimoli. Un supporto non ergonomico tende invece a immobilizzare, trasformando il bebè in un peso passivo.
La partecipazione attiva è ciò che rende il babywearing un’esperienza di sviluppo, non solo di trasporto.

Babywearing, integrazione sensoriale e simmetria corporea
Il babywearing favorisce l’integrazione sensoriale, cioè la capacità del cervello di organizzare e collegare le informazioni provenienti dai diversi sensi. Tatto, movimento, equilibrio, propriocezione lavorano insieme.
Questo ha effetti non solo sullo sviluppo motorio, ma anche su funzioni come l’attenzione, la regolazione e l’apprendimento.
Dal punto di vista corporeo, il portare riduce il tempo trascorso in posizioni fisse e rigide, favorendo una stimolazione più varia e simmetrica. È per questo che può contribuire a prevenire o migliorare condizioni come la plagiocefalia posizionale, insieme al movimento libero e al tummy time. In caso dovessi notare qualcosa di strano ti consiglio di rivolgerti ad un professionista come un osteopata oltre che al tuo pediatra. In questo caso, improvvisare non è mai la soluzione.
Il ruolo del portatore: anche il tuo corpo conta
La qualità del babywearing dipende anche da come stai tu. Una postura comoda, una buona distribuzione del peso e un supporto adatto fanno la differenza nel tempo.
Con la crescita del bebè, cambiano le esigenze, i carichi, le posizioni. Questo non significa smettere di portare, ma evolvere insieme. La mia esperienza mi ha insegnato che adattare non è rinunciare: è restare in relazione. Io ho portato mio figlio fino ai due anni e mezzo, quando ho sentito che era troppo per me, ma ancora adesso il desiderio di tenerlo vicino come solo il babywearing permette è forte.
Postura e sviluppo dell’anca: uno sguardo informato e rassicurante
Non tutte le condizioni però sono fisiologiche e in alcuni casi il babywearing può aiutarti, sempre tenendo come base il supporto medico. Uno di questi casi è la displasia dell’anca che non è una “malattia improvvisa”, ma una condizione dello sviluppo in cui l’articolazione matura più lentamente. Nel bebè, l’acetabolo è in gran parte cartilagineo e la maturazione è influenzata dalla posizione delle gambe, dal carico funzionale e dalla possibilità di movimento.
La posizione di flessione e abduzione delle anche – tipica del babywearing ergonomico – favorisce un corretto centraggio della testa del femore. Le osservazioni cliniche e antropologiche mostrano come, in culture in cui i bebè vengono portati a lungo in questa posizione, l’incidenza della displasia sia storicamente più bassa.
Questo non significa che il babywearing sia una terapia, ma che può creare condizioni favorevoli, soprattutto se adattato e guidato con attenzione.

Portare come competenza incarnata
Portare non è solo calmare un pianto o riuscire a riprendere le tue attività quotidiane. È un atto di fiducia: nel corpo del tuo bebè, nei suoi tempi, e anche nelle tue competenze di madre.
Se senti che il babywearing ti chiama, non è perché “devi farlo bene”, ma perché forse risuona con qualcosa di profondo. E se senti il bisogno di essere accompagnata, sappi che non è un limite: è parte del cammino.
Informarsi è importante. Ma lo è anche fidarsi di ciò che senti quando lo tieni vicino.
Il babywearing vive esattamente in questo spazio: tra conoscenza e ascolto.


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